Scritto da: Bartolomeo S. | 4 Marzo 2010

Il mutuo: imposte sul contratto

Una delle voci di spesa che devono essere prese in considerazione al momento dell’acquisto di una casa sono le imposte da pagare sulla stipula del contratto di mutuo. Ancora una volta ci viene incontro l’agenzia delle entrate con la sua guida già destcritta nel precedente articolo sulle detrazioni fiscali.

Le spese sono diverse a seconda di chi concede il mutuo facendo dinzione tra banche (assoggettate all’imposta sostitutiva sui finanziamenti) e le imprese non bancarie (assoggette alle imposte ordinarie previste sugli atti). Ma iniziamo a vederle nel dettaglio.

Tra le eventuali altre le principali imposte da versare per mutui erogati da imprese non bancarie sono:

  • l’imposta di registro fissa sul contratto di finanziamento (pari a 168 euro);
  • l’imposta proporzionale (nella misura di 0,50%) sulle garanzie rilasciate da soggetto diverso dal debitore;
  • l’imposta proporzionale ipotecaria per l’iscrizione (2%) e la cancellazione (0,50%) delle ipoteche concesse;
  • l’imposta fissa di bollo sul contratto di finanziamento (pari a 14,62 euro per ogni foglio) e sulle ricevute di pagamento delle rate (attualmente 1,81 euro per esemplare);
  • l’imposta proporzionale di bollo (nella misura del 12 per mille) sulle cambiali rilasciate.

Tra le eventuali altre le principali imposte da versare per mutui erogati da banche sono:

  • l’imposta sostitutiva sui finanziamenti la cui applicazione determina l’esenzione dall’imposta di bollo, dall’imposta di registro, dalle imposte ipotecarie e catastali e dalle tasse sulle concessioni governative. L’applicazione dell’imposta sostitutiva non determina invece l’esenzione totale dell’imposizione sulle cambiali, emesse in relazione alle operazioni di finanziamento bancario a medio e lungo termine, che rimangono soggette ad imposta di bollo nella misura dello 0,1 per mille (anziché del 12 per mille).
  • L’aliquota dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti bancari a medio e lungo termine è pari allo 0,25% o al 2% dell’importo erogato, a seconda che si tratti di prima casa o meno.

Per maggiori informazioni o casistiche particolari la guida citata dell’Agenzia delle entrate risulta essere una buona base di partenza.

A presto,
Bartolomeo S.

Tag:, , , , ,

Scritto da: Bartolomeo S. | 2 Marzo 2010

Il mutuo: detrazioni fiscali

Una delle buone notizie per chi stipula un mutuo per acquisto di prima casa è la possibilità di detrarre fiscalmente almeno una parte degli interessi passivi che gravano sul finanziamento. Un interessante documento da cui partire è un manuale readatto in formato elettronico direttamente dall’agenzia delle entrate scaricabile al seguente indirizzo:

Il principale punto d’interesse dell’attuale normativa vigente è il seguente:

  • Detrazione dall’imposta sul reddito delle persone fisiche pari al al 19% degli interessi passivi, e relativi oneri accessori, nonché le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, derivanti da mutui garantiti da ipoteca su immobili contratti solo per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale e delle sue pertinenze per un importo non superiore a 3.615,20 euro.

I principali vincoli e considerazioni da fare su questa possibilità di detrazione sono:

  • Per ottenere l’agevolazione il proprietario dovrà trasferire la propria residenza nell’abitazione aquistata entro 1 anno dall’atto di acquisto.
  • Nel caso di mutui misti (ad es. mutuo per acquisto e ristrutturazione), l’importo riferibile all’acquisto dell’abitazione principale deve essere chiaramente distinto per consentire una corretta detrazione.
  • Per essere detraibile il mutuo stipulato deve essere obbligatoriamente garantito da ipoteca su immobili, anche se non è richiesto che l’immobile da ipotecare sia lo stesso che viene acquistato.
  • L’acquisto deve avvenire nell’anno antecedente o successivo al mutuo.
  • Il soggetto che eroga il mutuo deve essere residente in Italia o in uno Stato membro dell’Unione Europea.

Queste agevolazioni sono valide per tutti i mutui stipulati dal 1993 in poi mentre vigono regole particolare per quelli stipolati antecedentemente:

  • Per i mutui stipulati negli anni 1991 e 1992, le detrazioni spettano per l’acquisto di propria abitazione anche diversa da quella principale. L’importo massimo detraibile per ciascun intestatario del mutuo è di 3.615,20 euro se si tratta di abitazione principale, e di 2.065,83 euro se si tratta di altra propria abitazione.
  • Per i mutui stipulati in anni anteriori al 1991, le detrazioni spettano anche per l’acquisto di immobile non abitativo con un limite di spesa di 2.065,83 euro per ciascun intestatario

Anche in caso di mutuo per ristrutturazione c’è la possibilità di detrarre il 19% dagli interessi passivi ma con le seguenti caratteristiche:

  • L’importo massimo sul quale va calcolata la detrazione del 19% è pari a 2.582,28 euro complessivi per ciascun anno d’imposta; quindi, in caso di contitolarità del contratto di mutuo o di più contratti di mutuo, il limite di 2.582,28 euro si riferisce all’ammontare complessivo degli interessi, oneri accessori e quote di rivalutazione sostenuti.
  • La detrazione è limitata all’ammontare degli interessi passivi riguardante l’importo del mutuo effettivamente utilizzato in ciascun anno per la costruzione dell’immobile.

Per ulteriori approfondimenti o casistiche particolari la guida sopra citata risponde alla maggior parte dei dettagli e risulta molto utile averla a portata di mano per confrontarsi con il proprio commercialista.

A presto,
Bartolomeo S.

Tag:, , , , ,

Scritto da: Bartolomeo S. | 23 Febbraio 2010

EURIRS - Andamento storico e quotazione

L’EURIRS (Euro Interest Rate Swap = tasso per gli swap su interessi) è il tasso preso come riferimento per la determinazione del tasso di interesse nel caso dei mutui a tasso fisso. Il valore è determinato quotidianamente dalla European Banking Federation e indica il tasso medio con il quale gli istituti di credito possono stipulare degli investimenti a copertura di innalzamenti del tasso di interesse. Per la banca si tratta di un tipo di investimento che permette di guadagnare in caso di aumento degli interessi in modo da bilanciare eventuali impatti sui prestiti che questa ha richiesto.

Come per l’EURIBOR anche questo tasso viene stabilito da un organismo indipendente dalla Banca Centrale Europea e per questo può variare in modo indipendente dalla politica monetaria centrale.

Il valore dell’EURIRS dipende dalla durata in anni del mutuo ed il valore del tasso aumenta con il prolungarsi del mutuo. Di seguito i dati aggiornati ad oggi 22 Febbraio 2010:

Scadenze Tasso
1 anno 1,18%
2 anni 1,56%
3 anni 1,96%
4 anni 2,30%
5 anni 2,59%
6 anni 2,84%
7 anni 3,04%
8 anni 3,21%
9 anni 3,35%
10 anni 3,48%
12 anni 3,66%
15 anni 3,84%
20 anni 3,95%
25 anni 3,92%
30 anni 3,85%
40 anni 3,70%
50 anni 3,65%

Per i dati aggiornati è possibile fare riferimento al sito de il Sole 24 Ore.

Leggi il seguito…

Tag:, , , , ,

Scritto da: Bartolomeo S. | 20 Febbraio 2010

EURIBOR - Come varia

In un articolo precedente è già emerso dal confronto fra EURIBOR e tasso BCE come l’EURIBOR sia un parametro di riferimento molto più variabile del tasso BCE. Pur essendo entrambi parametri utilizzabili come riferimento per i mutui a tasso variabile dipendono da fattori completamente diversi.

Il tasso BCE è determinato dalla Banca Centrale Europea con lo scopo di mantenere stabile il flusso di denaro liquindi all’interno dell’unione ed è quindi soggetto a decisioni politiche molto più stabili. L’EURIBOR dal canto suo è invece un indicatore che rappresenta il costo del denaro che cerca di anticipare possibili evoluzioni future dell’economia. Per questa ragione giornalmente può subire variazioni dovute all’andamento dei mercati finanziari o a previsioni sull’inflassioni o a voci di corridoio di possibili ritocchi del tasso BCE da parte della Banca Centrale.

Le fluttuazioni possono riguardare soltanto uno dei tre tassi EURIBOR, ad esempio se per caso è previsto un aumento del costo del denaro fra tre mesi il tasso ad un mese rimarrà invariato, mentre saranno ritoccati verso l’alto l’euribor a tre e a sei mesi.

Si parla di costo del denaro riferendosi a questi tassi in quanto rappresentano il costo con cui una banca può prendere nuovo denaro liquido in prestito da altre banche (EURIBOR) o dalla Banca Centrale (BCE). Ed è quindi il costo per ottenere nuova moneta direttamente alla fonte.

Analizzando più nel suo complesso l’andamento dei tassi di interesse legati al costo del denaro solitamente in periodi di recessione, di economia stagnante (come quello attuale) i tassi sono mantenuti bassi per due motivi:

  • Etico: mantenere basso il costo per nuovi prestiti e facilitare la ripresa
  • Di mercato: se i prestiti costassere troppo in una economia che non va bene non ci sarebbero clienti disposti a prendere nuovi finanziamenti in quanto non avrebbero soldi per permetterselo.

in caso di economia galoppante, di ripresa economica e in periodi di grossi investimenti invece succede esattamente il contrario ed i tassi tendono a salire sempre per i due motivi elencati sopra:

  • Etico: equilibrare la crescita per evitare speculazioni o bolle
  • Di mercato: vista la possibilità di guadagno ci sono più soldi a disposizione per accedere a nuovi finanziamenti

Il tasso viene determinato quotidianamento dalla European Banking Federation (EBF) come media dei tassi di deposito interbancario tra un insieme di banche, oltre 50. I tassi devono essere comunicati entro le ore 11 CET, all’agenzia Reuters che provvede, per ogni singola scadenza, a calcolarne la media (arrotondata al terzo decimale) escludendo dal computo il 15% dei valori rispettivamente più alti e più bassi. L’andamento dell’EURIBOR è tenuto sotto controllo da un comitato delegato dalla più importanti canche europee. Il comitato è il Euribor Panel Steering Committee e la sua composizione può essere visualizzata sul sito ufficiale Euribor.org.

Detto questo, una delleriflessioni che possono essere fatte al momento della scelta tra un mutuo a tasso fisso ed uno a tasso variabile può essere basata anche sulle personali previsioni di andamento dell’economia. E’ bene sottolineare personali in quanto il periodo di crisi mondiale attuale dimostra che nessuna previsione a lungo termine è possibile e anche le più oggettive analisi possono sbagliare.

A presto,
Bartolomeo S.

Tag:, , , , , ,

Scritto da: Bartolomeo S. | 20 Febbraio 2010

Confronto BCE e EURIBOR

Il tasso di interesse BCE è il tasso con il quale si definisce il costo per le banche per ottenere prestiti dalla Banca Centrale Europea. In caso che una banca abbia carenza di liquidità può far ricorso a questo tipo di finanziamento esattamente come un privato può aprire un mutuo con una banca.

Il tasso EURIBOR è invece il tasso reale con il quale le banche si scambiano denaro tra di loro.

I mutui a tasso variabile possono utilizzare come parametro di riferimento o il tasso BCE o il tasso EURIBOR e per questo vale la pena fare dei confronti. Iniziamo innanzi tutto con il grafico di confronto fra gli storici del tasso BCE e EURIBOR a 3 mesi (che è una via di mezzo fra quello ad un mese e quello a 6 mesi).

 Confronto EURIBOR BCE

Il gradico in basso fa vedere anche una misura della differenza per ogni mese fra tasso BCE ed EURIBOR. Come si puà notare storicamente il tassoBCE è quasi sempre più basso ed inoltre è molto più stabile dell’altro. Soltanto nell’ultimo anno c’è stata una controtendenza per la eccezionale picchiata dei tassi EURIBOR. La maggiore volatilità dell’EURIBOR è dovuta principalmente alla sua dipendenza da fattori come le previsioni di mercato, l’andamento delle borse ed inoltre non è un parametro immune ad operazioni di mercato puramente speculative.

Da questo confronto può apparire immediatamento chiaro che sia meglio propendere verso un mutuo a tasso variabile dipendente dal tasso BCE rispetto ad un EURIBOR. Dobbiamo però stare attenti ad i facili entusiasmi. Infatti, solitamente le banche adottano dei valori di spread diversi per le due tipologie di mutuo andando di fatto ad annulare eventuali vantaggi. Altri discorso può essere fatto per i periodi di eccezionale economicità dei tassi (come quello attuale) in cui il tasso BCE non sembra poter scendere sotto la bassissima soglia dell’1% mentre l’EURIBOR sta toccando valori sotto lo 0.5%.

Di seguito lo storico a confronto in formato tabellare:

Leggi il seguito…

Tag:, , , ,

Scritto da: Bartolomeo S. | 19 Febbraio 2010

EURIBOR - Andamento storico

Di seguito il grafico e i valori tabellari della media mensile dell’andamento storico del valore dei tre valori dell’EURIBOR a un mese, tre mesi e sei mesi dall’introduzione dell’indice nel gennaio 1999.

 EURIBOR

Andamento storico

Valori dello storico:

Leggi il seguito…

Tag:, , ,

Scritto da: Bartolomeo S. | 17 Febbraio 2010

Il mutuo: Gli interessi

L’interesse è forse il parametro che più caratterizza il mutuo e per questo merita una trattazione profonda. Rappresenta la percentuale rispetto al capitale erogato di costo per cui l’erogatore è disposto a fornirci il prestito.

Escludendo alcune combinazioni che vedremo più avanti, principalmente il tasso può essere variabile nel corso del mutuo o fisso. In entrambi i casi è determinato come somma di un parametro di riferimento dato dal mercato (solitamente un tasso di interesse definito dalla comunità europea) più una percentuale chiamata spread. Per capire meglio se il mutuo ha uno spread del 1% e il tasso di interesse di riferimento in un certo momento vale 3% il tasso finale che viene pagato sul mutuo è di 3+1 = 4%.

Le due principali tipologie di mutuo che si trovano sul mercato sono quelle con mutuo a tasso variabile e mutuo a tasso fisso.

Mutui a Tasso Variabile
In questi casi il tasso di riferimento per il quale si paga il mutuo cambia nel tempo. Ad ogni rata viene rideterminato il valore di interessi da restituire rispetto al capitale che rimane da rimborsare. Il grafico qui sotto rappresenta un andamento ipotetico nel tempo del tasso di interesse (blu) e del tasso effettivamente applicato al mutuo (tasso di riferimento più spread).
L’importo della rata associata ad un mutuo a tasso variabile quindi varia nel tempo aumentando con un aumento dei tassi di interesse e diminuendo in caso di abbassamento. Il tasso di riferimento utilizzato è solitamente l’EURIBOR (acronimo di EURo Inter Bank Offered Rate ossia tasso interbancario di offerta in euro) che rappresenta il tasso con cui le banche si fanno prestiti tra loro. Esistono diversi tipi di EURIBOR a seconda della frequenza con cui viene pagata la rata (mensile = euribor a un mese, trimestrale = euribor a 3 mesi, …).
In alcuni prodotti viene preso come riferimenti il tasso BCE che è il tasso ufficiale definito dalla Banca Centrale Europea. Questo parametro è più stabile nel tempo e mediamente leggermente più basso dell’euribor e proprio per questa ragione vengono spesso associati degli spread più alti che lo rendono non conveniente.

Mutuo a tasso variabile

Mutuo a Tasso Fisso
Scegliendo una tipologia di mutuo a tasso fisso il valore del tasso d’interesse viene stabilito alla stipula del contratto di mutuo e questo rimane invariato per tutta la durata del piano di ammortamento. In un mutuo di questo tipo il valore della rata non varia mai nel tempo e rimane costante per tutta la vita del piano di ammortamento. Il tasso di riferimento generalmente utilizzato è l’EURIRS (acronimo di Euro Interest Rate Swap, tasso per gli swap su interessi) che rappresenta il tasso con cui le banche stipulano dei contratti per coprirsi da eventuali riarsi degli interessi (una specie di assicurazione). Eistono diversi tipi di EURIRS dipendenti dalla durata del mutuo in anni e generalmente più il mutuo è lungo nel tempo più il valore del tasso è alto in quanto la banca è maggiormente esposta ad un possibile rialzo del tasso di interesse reale (che invece con questo tipo di mutuo viene bloccato). Il tasso EURIRS è generalmente molto più alto dell’EURIBOR.

Mutuo a tasso fisso

Le banche oggi offrono anche altre tipologie di mutuo basate su particolari andamenti del tasso di interesse che mirano a proteggere maggiormente il cliente.

Mutui con tasso CAP
CAP deriva dall’inglese “capped” che letteralmente può essere tradotto con provvisto di cappello. In questo caso si tratta di un mutuo a tasso variabile (con le stesse caratteristiche del già discusso) ma con un tetto massimo oltre al quale il tasso (riferimento più spread) non può andare. Nell’immagine sotto ad esempio un andamento con cappello al 3,5%.
Il tasso di riferimento preso in considerazione è sempre l’EURIBOR ma in questo caso l’assicurazione del tetto massimo è pagata con uno spread imposto più alto. Avere uno spread più alto impone anche un valore minimo sotto cui il tasso con cui si ripaga il mutuo non può scendere (anche se al limite il tasso di interesse fosse 0% se ci sommiamo lo spread dobbiamo pagare un mutuo con tasso uguale allo spread).

Mutuo con tasso CAP

Mutui a tasso misto
I mutui a tasso misto sono contraddistinti da un andamento dei tassi che viene calcolato in modo diverso a seconda del periodo di vita del mutuo. Ad esempio mutui che per i primi 5 anni seguono un andamento a tasso variabile e poi dopo continuano la loro vita con un andamento a tasso fisso o viceversa. In questo caso il tasso di riferimento utilizzato varia ed è diverso tra le singole soluzioni proposte dalle banche.

A presto,
Bartolomeo S.

Tag:, , , , ,

Scritto da: Bartolomeo S. | 16 Febbraio 2010

Il mutuo: Introduzione

Con questo post cercherò di aprire una serie di considerazioni riguardanti uno dei passi fondamentali per l’acquisto di un immobile… la fonte di finanziamento.

Il più classico dei metodi per ottenere il finanziamento necessario all’acquisto o alla ristrutturazione dell’immobile è il mutuo. La scelta del mutuo implica moltissime considerazioni ed alcune volte è dettata da leggi di mercato che non lasciano molte scelte. Ma prima di procedere con argomenti di discussione più avanzati è utile una piccolo introduzione.

La definizione che troviamo su Wikipedia alla voce mutuo è: “Il mutuo è un contratto mediante il quale una parte, detta mutuante, consegna all’altra, detta mutuataria, una somma di denaro o una quantità di beni fungibili, che l’altra si obbliga a restituire successivamente con altrettante cose della stessa specie e qualità.”

In soldoni il mutuo non è altro che un finanziamento che può essere erogato da una banca, un’istituto di credito o una società finanziarie per l’acquisto di una unità abitativa (prima o seconda casa) o per la sua ristrutturazione. L’erogazione del denaro viene effettuata a fronte della stipula di un vero e proprio contratto mediante il quale il mutuatario (colui che richiede) si impegna a restituire la cifra al mutuante (parte che concede il finanziamento) nel corso del tempo secondo un piano di rimborso (chiamato ammortamento) prestabilito.

I principali elementi caratterizzanti un mutuo sono:

  • Rata: La quota in denaro restituita periodicamente utilizzata per estinguere il debito (tipicamente la periodicità può essere mensile, trimestrale o semestrale). E’ stabilita da un piano di ammortamento ed è composta da una quota di capitale ed una di interessi.
  • Capitale: E’ l’ammontare ottenuto con il finanziamento che deve essere restituito. Normalmente il valore del mutuo viene erogato fino ad un massimo dell’80% del valore dell’immobile. Alcune banche possono arrivare al 100% ma potrebbero chiedere condizioni più onerose o garanzie aggiuntive.
  • Tasso d’interesse: L’interesse rappresenta la somma che il mutuantario deve come compenso al mutuatante per ottenere la disponibilità di un capitale. Il tasso indica la percentuale di denaro che deve essere restituita rispetto al capitale erogato. I muti si contraddistnguono per:
    • Mutuo a tasso fisso: il tasso è determinato alla stipula del contratto e rimane invariato nel tempo
    • Mutuo a tasso variabile: la rata varia nel tempo in dipendenza di un parametro finanziario di riferimento
    • Mutuo a tasso misto: quando il tasso è applicato in modo diverso nel corso del tempo (un periodo seguendo il tasso variabile, e l’altro seguendo il tasso fisso)
    • Mutuo a tasso variabile con CAP: è un mutuo che segue l’andamento del variabile ma con una assicurazione che llimita la crescita verso l’alto del tasso nel corso del tempo
  • Piano di ammortamento: E’ il programma mediante il quale si definisce l’ammontare delle singole rate e le loro scadenze. Il piano più diffuso attualmente è il così detto “ammortamento alla francese” in cui per ogni rata la quota di capitale rimborsato è crescente, mentre la quota di interessi è decrescente. Un esempio in caso di rata costante di importo 100:
Numero Importo rata Quota Capitale Quota interessi
1 100 80 20
2 100 85 15
3 100 90 10
4 100 95 5
5 100 100 0
  • Durata: Rappresenta la lunghezza in anni del piano di ammortamento, cioè dopo quanto il debito sarà estinto (tipicamente 5, 10, 15, 20, 30 anni)
  • Ipoteca: Rappresenta il diritto che ha il mutuante ad avvalersi sul bene in caso di insolvenza del debito, ed è di fatto la garanzia per la concessione del mutuo.

L’atto per la concessione del mutuo deve essere stipulato come atto pubblico e quindi davanti ad un notaio sottoforma di un vero e proprio contratto.

A presto,
Bartolomeo S.

Tag:, , , , ,

Scritto da: Bartolomeo S. | 16 Febbraio 2010

Il mutuo: prima di sceglierlo

In questi giorni ho cercato di darmi una risposta sensata ad una domanda che mi tormentava. Ossia perché esistono così tante proposte apparentemente diverse di mutuo sul mercato e perché i consumatori non si dirigono su La più conveniente. Penso di aver capito che non esiste un parametro oggettivo per determinare La più conveniente.

Scegliere il mutuo adatto alle proprie esigenze non è semplice ed immediato. Le offerte sul mercato sono molteplici e spesso si differenziano tra loro non per una reale economicità dell’uno rispetto all’altro ma per come si adattano alle singole esigenze del potenziale cliente.

Per capire meglio: una banca è pur sempre una realtà che deve generare guadagno. Quando viene immesso sul mercato un nuovo prodotto di tipo mutuo questo sarà modellato secondo delle previsioni che la singola banca farà rispetto all’andamento dei tassi di interesse.  Una previsione è di per se sempre una scommessa ma statisticamente in media il mutuante (l’istituto che eroga la somma di denaro) calcolerà di avere i medesimi guadagni sui vari tipi di mutuo in base ai rischi che comporta il prestito.  Per questo dobbiamo innanzi tutto essere consapevoli che dal punto di vista statistico (se consideriamo i rischi legati all’andamento dei tassi di interesse, dell’inflazione, etc..) le varie tipologie di mutuo potrebbero portare al medesimo risultato.

A questo punto per scegliere entrano in gioco dei fattori personali come: la propensione al rischio, la stabilità finanziaria, le proprie previsioni sull’andamento dei tassi, la propria condizione socio-economica, etc. Per questo prima di scegliere un mutuo è meglio mettersi a tavolino e guardarsi intorno per analizzare la propria situazione.
Qualche consiglio per iniziare ad orientarsi:

  • Check up finanziario: molte banche o istituti ne propongono di gratuiti e permettono di capire lo stato attuale delle proprie finanze. Questo passo può aiutare a capire ad esempio l’importo della rata che può essere sostenuta. Una possibile strategia è quella di analizzare le proprie entrate (fonti di reddito) ed uscite (spese fisse, altri finanziamenti in corso, bollette, spese varie) e vedere quanti soldi potremmo essere in grado di mettere nel mutuo senza rimanere con l’acqua alla gola.
  • Tipologia di reddito: avere un reddito fisso (ex lavoro dipendente), variabile (ex libero professionista) o stagionale (ex un gelataio) può variare molto sulla scelta. Ad esempio chi ha un reddito fisso nel tempo per evitare sorprese può dirigersi verso mutui a tasso fisso o a rata costante (vedremo la differenza nei prossimi articoli) che peseranno sul reddito sempre per la stessa quota. Un libero professionista potrebbe puntare su un tasso variabile scommettendo che in caso di aumento dei tassi di interesse migliora anche lo stato dell’economia in genere e quindi i proprio introiti. In caso di entrate di tipo stagionale ad esempio potrebbe far comodo forme di mutuo alternative (ex mutuo libero).
  • Propensione (e soprattutto possibilità di esporsi) al rischio: mutui a tasso variabile sono pur sempre scommesse ed è di comune pensiero che si debba evitare di esporsi a questo rischio se non si è in grado si sopportare una aumento del 30% della tassa del mutuo. Da ricordare che in generale i tassi variabili stanno per molto tempo sotto il valore del tasso fisso, ma la rata del mutuo va pagata ogni mese anche quando i tassi raggiungono dei picchi elevati.
  • Durata: aumentare la durata del mutuo permette di abbassare l’importo della rata ma vale la pena pensare alla propria età ed a come può variare la nostra condizione nel tempo.

Questi sono solo alcuni spunti di riflessione sui quali vale la pena soffermarsi un minimo a riflettere. Per ottenere migliori risultati dei professionisti potrebbero essere più adatti a guidarvi e consigliarvi.

A presto,
Bartolomeo S.

Tag:, , , , , , ,

Scritto da: Bartolomeo S. | 15 Febbraio 2010

Studiamo l’immobile: la perizia

Cosa so di come si compra una casa? …niente…

Da dove si inizia? …boh…

Chi devo sentire? …mmm…

Ok!! Ho capito che partiamo veramente da zero. A questo punto non mi rimane che chiedere in giro. Volevo partire dal tradizionale, i buoni vecchi rapporti personali: amici, parenti, conoscenti che potevano aver avuto a che fare con compravendite di abitazioni. Ma cosa domandare?

..E così sono finito al solito a fare un po’ di surf fra le smisurate pagine di internet.

Il primo step è quello di scegliere la casa da comprare. Ma io fortunatamente questo passaggio me lo sono risparmiato.
Per chi fosse interessato ecco alcuni suggerimenti:

Io invece dovrò direzionarmi su altri fronti di ricerca: chi stipulerà l’atto di compravendita, di quali documenti ho bisogno, come fare ad ottenere i finanziamenti.

La prima cosa che ho fatto è andare a parlare con un mio amico ingegnere edile che con il suo studio si occupa anche di pratiche per la compravendita di abitazioni. Io ho scelto lui perché mio amico fidato, ma queste operazioni possono farle anche i geometri che notoriamente possono far risparmiare qualcosa (se avete qualche amico che vi guida è indubbiamente meglio, altrimenti ci sono sempre le buone, vecchie e care pagine gialle).

Con lui abbiamo deciso intanto di fare una perizia. Dalla perizia siamo riusciti a ricavare il valore catastale del bene (base di prezzo su cui saranno pagate le tasse al momento del contratto) ed inoltre abbiamo verificato che sull’immobile non ci fossero situazioni strane: ex parti non condonate, terzi proprietari, etc.

Per saperne di più vedi l’approfondimento sul Valore Catastale o Rendita Catastale.

A presto,
Bartolomeo S.

Tag:, , , , , ,

« Vecchi articoli

Categorie

Bad Behavior has blocked 56 access attempts in the last 7 days.

Chiudi
Invia e-mail